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Associazione IO NON CI STO, Lodovica Mairè Rogati: “Dietro ogni denuncia c’è una donna che chiede di essere ascoltata”

Nel dibattito pubblico sulla violenza di genere si parla sempre delle denunce, dei processi e delle sentenze. Quasi per nulla si rende pubblico e si analizza ciò che accade prima. Esattamente dall’istante in cui una donna trova la forza ed il coraggio di chiedere aiuto. Non ci si sofferma mai sulla paura di non essere credute, sulla difficoltà profonda di raccontare fatti estremamente dolorosi a dei perfetti estranei, sulla consapevolezza di trovarsi dinanzi a percorsi burocratici e giudiziari manovrati da Autorità che possono mistificare la realtà, trasformandoti da vittima a carnefice.

Ed è proprio in questo spazio che da quindici anni opera l’Associazione IO NON CI STO, fondata e presieduta dall’attrice ed attivista Lodovica Mairè Rogati. Un’attività lontana dai riflettori, fatta di telefonate, colloqui, segnalazioni e richieste di aiuto provenienti da tutta Italia.

Riceviamo continuamente messaggi da parte di donne che cercano qualcuno disposto ad ascoltarle. Molte non sanno nemmeno da dove cominciare. Altre hanno già denunciato e si sentono smarrite all’interno di percorsi che percepiscono come troppo complessi e, spesso, poco limpidi. Altre ancora vivono da anni drammi familiari che non hanno mai avuto la possibilità di confidare”, dichiara la presidente dell’Associazione.

Secondo Lodovica Mairè Rogati uno degli aspetti più inquietanti, che emerge frequentemente dai racconti delle vittime di abusi e violenze, riguarda proprio il rapporto tra esse ed il Sistema Giudiziario, in tutte le sue forme di potere.

Esiste un numero spaventoso di donne che ammettono di non essere state tutelate da Polizia e Carabinieri e di essere state volutamente ignorate perché non credute. Addirittura arrivando sino ad essere accusate loro stesse di calunnia e diffamazione.”

Conosco personalmente questo meccanismo – continua – in quanto io stessa ho subìto le conseguenze di ricostruzioni ed atti d’indagine lacunosi o non fedeli alla realtà dei fatti da parte delle Forze dell’Ordine, le quali hanno indotto il magistrato di turno a basarsi su presupposti distorti, facendogli incredibilmente omettere un dovuto ed autonomo approfondimento del fascicolo.

I Pubblici Ministeri, soprattutto nella città di Roma, non procedono ad una disamina approfondita dell’intero materiale probatorio, né lo fanno i Giudici che poi emettono sentenza. Non esiste solo il caso Garlasco o quello di Cucchi. Purtroppo questi due terribili omicidi, travolti da scandalosi insabbiamenti, rappresentano lo specchio del modus operandi di tutto il meccanismo della Giustizia. Solo le vittime dirette conoscono la reale pericolosità di un esercizio del potere distorto o negligente da parte di alcune componenti della Magistratura e delle Forze dell’Ordine, capaci di compromettere irreparabilmente l’esistenza delle persone”.

Lodovica Mairè Rogati prosegue: “Sono quindici anni che le donne vittime di violenze ed abusi mi riferiscono che le proprie segnalazioni sono state ignorate e non comprese sino in fondo. Talvolta si tratta di fascicoli molto articolati, con anni di storia alle spalle, testimonianze e dinamiche familiari complesse. Chi vive questi drammi ha bisogno non solo di sentirsi ascoltata, ma che la Magistratura le protegga e non si faccia condizionare dal sospetto e dal pregiudizio solo perché la Polizia Giudiziaria indica la vittima come una bugiarda.

Sono sempre più convinta – afferma Lodovica Mairè Rogati – che chiunque commetta gravi negligenze, od alterazioni documentali nel corso delle indagini, debba risponderne a livello disciplinare e risarcire i danni cagionati, sia alla vittima che allo Stato. Fino a quando l’operato di Forze dell’Ordine e Magistratura non sarà sottoposto ad un reale principio di responsabilità civile e penale per gli errori commessi, i cittadini rischieranno di subire gli effetti di un potere privo del necessario bilanciamento costituzionale”.

È prioritario introdurre una reale responsabilità per gli errori giudiziari, garantendo che le Istituzioni operino correttamente. In particolare, le segnalazioni delle donne vittime di violenza evidenziano la necessità di una maggiore sensibilità nei loro confronti e di percorsi di accoglienza più rigorosi, che superino le attuali lacune con una più specifica preparazione delle Autorità calcate. Le vittime meritano di essere ascoltate con serietà, perché dietro ad ogni fascicolo vi è una persona”.

L’esperienza di Lodovica Mairè Rogati evidenzia un fenomeno preoccupante: il rischio che le vittime di violenza subiscano procedimenti per calunnia o diffamazione avviati dalle controparti come strategia difensiva. Questa dinamica produce un forte effetto deterrente, portando molte donne a rinunciare alla denuncia per il timore di non trovare adeguata tutela e comprensione nelle Istituzioni.

Un tema delicato che si intreccia inevitabilmente con il vissuto personale della

stessa presidentessa dell’Associazione IO NON CI STO, protagonista negli ultimi anni di vicende giudiziarie molto esposte mediaticamente e tutte concluse con esiti favorevoli nei suoi confronti.

Le mie esperienze personali mi hanno insegnato quanto sia difficile e devastante dover difendere la propria reputazione quando si viene travolte da accuse false e, soprattutto, da narrazioni pubbliche tossiche pilotate a tavolino”, afferma.

Proprio per questo oggi riesco a comprendere appieno la frustrazione, lo smarrimento e lo stato d’animo delle vittime che si rivolgono alla mia Associazione. Non perché le storie siano uguali, ma perché esiste una sofferenza comune legata alla triste realtà di non essere credute e protette.”

L’obiettivo di IO NON CI STO – sottolinea Lodovica Mairè Rogatinon è sostituirsi a magistrati, avvocati od operatori specializzati. Piuttosto è quello di creare uno spazio in cui chi chiede aiuto possa trovare ascolto, orientamento e supporto. Noi non emettiamo sentenze, né prendiamo il posto delle Istituzioni. Cerchiamo semplicemente di stare accanto alle vittime nel momento più difficile della loro vita. A volte, un consiglio o l’indicazione del professionista giusto possono fare una differenza enorme. Possono salvare loro la vita.

A distanza di quindici anni dalla sua fondazione, l’Associazione IO NON CI STO continua il suo lavoro quotidiano, lontano dalle cronache ma vicino alle storie di tutte quelle vittime che cercano un interlocutore capace di ascoltarle ed aiutarle concretamente.

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