Per Massimo Romagnoli, amministratore delegato di DKS Fuels GmbH, la crescita dei biocarburanti dipende dalle infrastrutture: stoccaggio, distribuzione e tracciabilità, così si costruisce il mercato
Il mercato europeo dei biocarburanti sta entrando in una fase nuova. La discussione non riguarda più soltanto la disponibilità di prodotti capaci di ridurre le emissioni, ma la costruzione delle infrastrutture necessarie per distribuirli, certificarli e renderli accessibili su larga scala. I segnali arrivano dall’industria automobilistica, dalle compagnie energetiche e dalle decisioni dei governi, che iniziano a considerare i carburanti rinnovabili una componente stabile della mobilità dei prossimi anni.
In Spagna, Toyota, BMW, Bosch e Repsol hanno avviato una sperimentazione su strada con vetture alimentate al 100% da benzina rinnovabile. Il progetto utilizza automobili di serie, senza modifiche ai motori, e associa al carburante un sistema digitale capace di tracciare ogni rifornimento.
Il dato più interessante non è quindi limitato alla compatibilità tecnica: riguarda la possibilità di verificare la provenienza del prodotto, documentarne l’utilizzo e calcolare il beneficio ambientale lungo la filiera.
Anche l’Italia si prepara a intervenire sulla rete distributiva. Il disegno di legge Concorrenza 2026 prevede risorse per la riconversione degli impianti tradizionali verso la ricarica elettrica e i biocarburanti. Dal 2028, secondo il testo approvato dal Consiglio dei ministri, i nuovi distributori dovranno offrire almeno una soluzione alternativa ai combustibili fossili. Produzione e domanda, tuttavia, non bastano a creare un mercato: servono depositi compatibili, collegamenti efficienti, disponibilità continuativa e procedure di controllo riconosciute.
“Il prodotto può essere tecnicamente pronto, ma senza una rete capace di movimentarlo con continuità resta confinato a singoli progetti”, osserva Massimo Romagnoli, amministratore delegato di DKS Fuels GmbH. “La crescita dei biocarburanti dipenderà dalla capacità di collegare produzione, stoccaggio, distribuzione e tracciabilità all’interno dello stesso sistema operativo”.
DKS opera in Germania nella distribuzione di carburanti per clienti industriali, operatori logistici e grandi flotte. La società, guidata da Romagnoli, sta ampliando il proprio posizionamento verso l’HVO e le soluzioni a minore intensità emissiva, facendo leva sulle competenze sviluppate nella gestione degli approvvigionamenti, dei depositi e delle consegne. La Germania rappresenta un mercato particolarmente rilevante per la presenza di porti, vie fluviali, reti ferroviarie e grandi corridoi stradali che collegano il Nord Europa con le aree industriali continentali.
L’espansione dei biocarburanti pone anche una questione di qualità. Le prestazioni ambientali dipendono dalle materie prime utilizzate, dai processi produttivi e dalla certificazione dell’intera catena. Oli esausti, residui industriali e altre biomasse possono offrire riduzioni significative delle emissioni, ma il beneficio deve essere dimostrato attraverso dati controllabili. La tracciabilità digitale sperimentata da Bosch va esattamente in questa direzione: associare a ogni quantità di carburante informazioni verificabili sulla provenienza e sul risparmio di CO2.
“La logistica del futuro dovrà trasportare il prodotto e, insieme, il suo dato ambientale”, spiega Romagnoli. “Per flotte e imprese diventerà essenziale sapere cosa stanno acquistando, da quale filiera proviene e quale riduzione delle emissioni può essere documentata”.
La capacità produttiva italiana offre una base industriale significativa. Le bioraffinerie già operative e i progetti di conversione in corso potrebbero aumentare l’offerta nazionale di HVO, biodiesel e carburanti sostenibili per l’aviazione. Resta aperto il nodo regolatorio, soprattutto rispetto al ruolo che i carburanti rinnovabili potranno avere dopo il 2035 e alla necessità di evitare distorsioni fiscali tra prodotti con caratteristiche differenti.
Il passaggio alla scala industriale dipenderà quindi dalla qualità del coordinamento tra raffinerie, costruttori, distributori, fornitori tecnologici e istituzioni. “Non esiste una transizione credibile senza disponibilità del prodotto nei luoghi e nei tempi richiesti dal mercato”, conclude Massimo Romagnoli. “L’infrastruttura è ciò che trasforma una soluzione tecnica in un’alternativa realmente utilizzabile”.
La partita dei biocarburanti si sposta così dal laboratorio alla rete. Motori compatibili e capacità produttiva costituiscono il punto di partenza; depositi, certificazioni, dati e distribuzione determineranno la velocità con cui queste soluzioni potranno entrare nell’operatività quotidiana delle imprese europee.

