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Milano: presentata la prima indagine sull’Intelligenza Artificiale per psicologi

Prendere atto che l’Intelligenza Artificiale è già entrata nella pratica professionale degli psicologi italiani e, sempre più spesso, anche nella relazione terapeutica e accompagnarne la corretta integrazione nella pratica psicologica in collaborazione a istituzioni, mondo accademico e comunità professionale.

Proprio con questo duplice obiettivo, il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP) ha condotto la prima indagine sull’adozione dell’AI nella professione psicologica – mettendo in luce il rapporto tra la professione psicologica e l’AI generativa in Italia – che questa mattina è stata presentata presso la Casa della Psicologia di Milano, in collaborazione con l’Ordine degli Psicologi della Lombardia.

Basandosi sulle testimonianze di un totale di 5.906 psicologhe e psicologi provenienti da tutti Italia, l’obiettivo della ricerca è quello di favorire un’innovazione responsabile, che possa valorizzare realmente le opportunità offerte dalla tecnologia senza mettere in discussione il ruolo insostituibile dello psicologo, la responsabilità professionale e la centralità della relazione umana.

I risultati restituiscono la fotografia di una professione aperta all’innovazione, ma consapevole che la trasformazione digitale richiede competenze, riferimenti etici e regole condivise. L’Intelligenza Artificiale, infatti, non viene percepita come un sostituto dello psicologo, bensì come uno strumento da comprendere e governare per essere integrata responsabilmente nella pratica professionale.

Alla presentazione sono intervenuti: Valentina Di Mattei, Presidente Ordine degli Psicologi della Lombardia e referente Gruppo di Lavoro “Intelligenza Artificiale: innovazione, applicazione ed etica” presso il CNOP, Luca Bernardelli, Giancarlo Marenco ed Edoardo Simula componenti dello stesso Gruppo di Lavoro; Sergio Harari,Professore ordinario di Medicina interna all’Università̀ degli Studi di Milano; Emanuele Kohler, Consulente legale e membro della Commissione Tutela dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia; Marisa Marraffino, Consulente legale del Gruppo di Lavoro “Intelligenza Artificiale: innovazione, applicazione ed etica” presso il CNOP.

Il dato di adozione è già significativo: il 58,76% dei professionisti dichiara di aver utilizzato strumenti di Intelligenza Artificiale nella propria attività, soprattutto per la gestione documentale, la ricerca scientifica e le attività amministrative. L’impiego nei contesti clinici più direttamente connessi alla relazione di cura – come psicodiagnostica, supervisione e attività terapeutica – rimane invece ancora limitato.

Ma l’Intelligenza Artificiale è già entrata nella relazione terapeutica. Oltre la metà dei professionisti (55,04%) riferisce infatti che i propri pazienti utilizzano strumenti di IA per affrontare aspetti emotivi e relazionali, la solitudine o per ricercare informazioni diagnostiche. Un dato che porta l’Intelligenza Artificiale all’interno del percorso di cura e apre nuove questioni sul piano clinico, etico e deontologico.

Le preoccupazioni della categoria sono altrettanto chiare. Il 79,45% individua nell’illusione di cura e nell’autodiagnosi il principale rischio: la possibilità che strumenti automatizzati vengano percepiti come equivalenti a un professionista, ritardando o sostituendo l’accesso a un percorso di cura qualificato. Seguono il rischio di una riduzione della relazione umana (65,4%), la dipendenza emotiva dai chatbot (52,6%) e la diffusione di contenuti non accurati (47,1%).

L’atteggiamento prevalente resta comunque quello della curiosità (75,89%), anche se il 36,20% dei partecipanti dichiara di provare timore e il 7,52% esprime un rifiuto esplicito. Tra gli ostacoli principali all’integrazione dell’Intelligenza Artificiale emergono la mancanza di formazione specifica (62,03%), i timori di natura etica (57,63%) e l’assenza di linee guida condivise (54,48%). Il quadro che emerge è quello di una professione non contraria all’innovazione, ma consapevole della necessità di accompagnarla con competenze, regole e riferimenti deontologici.

Il segnale più forte arriva guardando al futuro. L’86% degli psicologi si dichiara disponibile a partecipare a percorsi di formazione e supervisione dedicati all’utilizzo consapevole dell’Intelligenza Artificiale in psicologia. Una disponibilità che il CNOP interpreta come la richiesta di accompagnare la professione in questa trasformazione, attraverso formazione qualificata, linee guida nazionali e un quadro etico condiviso.

Per Valentina Di Mattei, consigliera nazionale CNOP, referente del Gruppo di lavoro “Intelligenza Artificiale: innovazione, applicazione ed etica” e Presidente dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia, «questa è la prima indagine nazionale che misura il rapporto tra psicologi e Intelligenza Artificiale generativa. Per la prima volta disponiamo di dati che ci consentono di superare impressioni e timori, comprendendo come la tecnologia stia già entrando nella pratica professionale e nella relazione di cura. Da qui vogliamo partire per costruire formazione, linee guida e strumenti che accompagnino un’innovazione responsabile».

Tra le indicazioni emerse dall’indagine figurano la definizione di linee guida nazionali per l’utilizzo dell’IA nella professione psicologica, il rafforzamento della supervisione umana nei processi decisionali, lo sviluppo di competenze critiche ed etiche, l’investimento nella formazione continua e la promozione della ricerca sull’applicazione dell’Intelligenza Artificiale alla salute psicologica.

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