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L’arte di Jan Hakon Erichsen che fa scoppiare palloncini su Instagram

Chiunque rientri tra i frequentatori assidui di Instagram, non può non essersi imbattuto in uno di questi stravaganti video, che vedono protagonista un ragazzo, un marchingegno da lui progettato e i più vari oggetti, distrutti dall’uomo e dalla macchina nel giro di pochi minuti. Il bizzarro artista in questione è Jan Hakon Erichsen, un artista contemporaneo norvegese attivo sul web dal 2010, quando a suo dire, “faceva ancora arte seria”. I lavori del primo Erichsen, infatti, vertevano su tematiche quali l’amore o la strage dell’11/09, racchiuse nel progetto “Obvious Art Works”.

Erichsen ha creato un vlog di concetti “no filter” e “crudi”, affermando: “ Il progetto riguardava il fatto di liberarmi dei filtri nel mio processo creativo. Erano lavori che normalmente non avrei progettato, nella mia testa; erano in qualche modo sbagliati da fare. Avrei preferito invece realizzarli senza alcuna censura”. Ma ad oggi, con più di 700.000 fedeli follower, Erichsen si sta preparando a dimostrare che l’arte non contempla solo la sofferenza umana, ma anche la sofferenza della gomma e dell’elio. Lo stesso artista ha dichiarato, infatti, di essere attratto dalla giustapposizione tra l’arte che è innatamente creazione e il popping di palloncini come distruzione: “Penso alla distruzione come al lato oscuro della creatività e sono sempre stato attratto da essa. È come il punk rock o i film horror in un certo senso. Finché sono stato un artista ho avuto un interesse per i lati più trascurati della creatività, come le persone che fissano i loro zaini con nastro adesivo perché non possono permettersene uno nuovo o artisti di Graffiti che infiltrano le loro bombole spray per creare un pasticcio più grande solo per lo spettacolo incasinato di esso”. I palloncini, che lo hanno reso particolarmente popolare su Instagram e su YouTube, non sono le uniche vittime della potenza ingegneristica distruttrice. Nei suoi video sui social Erichsen distrugge anche arance, zucchine, vasi di fiori, spaghetti crudi e quella che sembra essere quasi la sua musa secondaria, le banane.

Quando gli è stato chiesto se avesse potuto distruggere qualsiasi cosa al mondo, e avesse avuto il mezzo per distruggerlo, l’artista ha risposto: “È allettante distruggere qualcosa di grosso o molto costoso, ma penso che uno dei punti di forza del mio progetto sia che le cose che distruggo sono trascurabili. Quindi, invece di distruggere qualcosa di spettacolare, preferisco fare una macchina più sofisticata e approfondita per distruggere qualcosa che potrebbe altrettanto facilmente deperire”. Anche se apparentemente semplice, Erichsen ha detto che il palloncino popping è in realtà il suo modo artistico per esplorare argomenti come la rabbia, frustrazione e paura. L’artista ha concentrato la sua pratica creativa sulla distruzione per qualche tempo, ma ha iniziato a concentrarsi sul farlo con palloncini perché era un modo più leggero di espressione di quello che aveva usato prima. Certo è, che il giudizio finale è in equilibrio tra chi definisce i progetti di Erichsen innovativi e degna espressione dell’arte performativa e chi sostiene che invece sia solo una delle trovate escogitate per intrattenere il grande pubblico dei social. Forse che Jan Erichsen non sia convinto che l’atto di distruzione è esso stesso atto di creazione? Ad ogni modo, comunque si voglia interpretare la sua performance, il “balloon destroyer” raggiunge numeri altissimi, che lo premiano con la fama internazionale.

 

Gioia Perna

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