L’intelligenza artificiale è ormai entrata nelle redazioni. Non soltanto per scrivere testi: giornalisti ed editor la utilizzano per cercare informazioni, analizzare documenti, trascrivere interviste, sintetizzare materiali, tradurre contenuti e adattare gli articoli a formati differenti.
Il fenomeno è sufficientemente maturo da essere visibile nei numeri. Una ricerca del 2026 di OberCom e CENJOR sui giornalisti portoghesi, per esempio, indica ChatGPT come principale strumento AI utilizzato nel lavoro dal 38,4% degli intervistati, seguito da Gemini (10,5%) e Copilot (10%). Un’indagine australiana pubblicata nel 2026 restituisce una gerarchia simile: tra i giornalisti che avevano utilizzato strumenti di AI, il 66% indicava ChatGPT come soluzione di riferimento, il 35% Gemini e il 15% Copilot.
Non significa che siano le uniche AI presenti nelle redazioni. Strumenti specializzati per trascrizione, ricerca, immagini, traduzione e analisi dei dati hanno un ruolo importante. Ma se restringiamo il campo agli assistenti di intelligenza artificiale generalisti, tre nomi emergono con particolare evidenza.
1. ChatGPT: l’assistente AI più diffuso
ChatGPT di OpenAI è probabilmente il nome che più di ogni altro ha portato l’intelligenza artificiale generativa nella quotidianità delle redazioni.
Le sue applicazioni giornalistiche sono numerose: può riassumere documenti, riorganizzare appunti, proporre domande per un’intervista, tradurre testi, analizzare file, confrontare informazioni e aiutare nella preparazione di una prima bozza. Le versioni dotate di ricerca sul web possono inoltre recuperare informazioni aggiornate indicando le relative fonti.
Il rapporto 2025 del Reuters Institute rileva più in generale come nelle redazioni l’AI venga già utilizzata per ricerca, trascrizione, suggerimento di titoli, sintesi e altre attività editoriali.
OpenAI documenta inoltre collaborazioni con organizzazioni giornalistiche che impiegano la sua tecnologia per rendere consultabili archivi, raggiungere nuovi pubblici attraverso lingue e formati differenti e supportare reporter ed editor nell’elaborazione di informazioni complesse.
Perché viene utilizzato in redazione?
Il principale vantaggio di ChatGPT è la versatilità. Un singolo ambiente può essere impiegato in diverse fasi del workflow:
- ricerca preliminare e brainstorming;
- sintesi di documenti lunghi;
- analisi di file e dati;
- traduzione e adattamento dei contenuti;
- creazione e revisione di bozze;
- preparazione di titoli, sommari e possibili domande;
- ricerca sul web con collegamenti alle fonti.
Il punto fondamentale, però, è considerarlo un assistente del giornalista e non una fonte giornalistica autonoma. Qualsiasi informazione rilevante deve essere verificata sulle fonti originali.
2. Google Gemini: AI, ricerca e documenti nello stesso ecosistema
Al secondo posto troviamo Google Gemini.
La sua presenza nelle redazioni è favorita anche dall’integrazione con l’ecosistema Google, già centrale nel lavoro quotidiano di moltissimi professionisti del web.
Gemini può assistere nella ricerca e nell’elaborazione delle informazioni, lavorare su documenti, generare o perfezionare testi ed effettuare attività di ricerca più articolate. Google propone inoltre strumenti collegati come NotebookLM, particolarmente interessanti quando il lavoro parte da un insieme definito di documenti e fonti.
Per un giornalista significa poter utilizzare l’AI soprattutto nelle fasi che precedono la pubblicazione: leggere molto materiale in poco tempo, individuare temi ricorrenti, ottenere sintesi iniziali o organizzare una ricerca.
Anche in questo caso i numeri indicano un’adozione significativa. Nella ricerca portoghese del 2026 Gemini risulta il secondo assistente AI generalista più indicato, mentre nell’Australian Media Landscape Report raggiunge il 35% tra i giornalisti intervistati che avevano utilizzato AI.
Dove può essere utile?
Gemini risulta particolarmente interessante per:
- ricerca preliminare;
- analisi e sintesi di documenti;
- organizzazione delle informazioni;
- elaborazione di idee;
- traduzione;
- preparazione e revisione di testi;
- workflow che utilizzano già gli strumenti Google.
Per le redazioni che lavorano quotidianamente nell’ecosistema Google, questa integrazione può rappresentare un elemento importante nella scelta dello strumento.
3. Microsoft Copilot: l’AI dentro il flusso di lavoro
Il terzo protagonista è Microsoft Copilot.
Il suo elemento distintivo è soprattutto l’integrazione con l’ambiente Microsoft. Per le organizzazioni editoriali che lavorano già con Word, Outlook, Teams, Excel e gli altri strumenti Microsoft 365, l’AI può inserirsi all’interno di applicazioni già utilizzate quotidianamente.
Nel giornalismo questo approccio può risultare utile per sintetizzare materiali, lavorare su documenti, rielaborare testi, organizzare informazioni e velocizzare alcune attività operative.
Anche i dati disponibili ne confermano la diffusione: Copilot è indicato come strumento principale dal 10% del campione nella ricerca portoghese di OberCom e CENJOR; nel rapporto australiano raggiunge il 15% tra i giornalisti che dichiarano di utilizzare strumenti AI.
Non solo scrittura: come viene davvero usata l’AI nel giornalismo
Pensare che l’intelligenza artificiale serva semplicemente a “far scrivere gli articoli a una macchina” restituisce un’immagine incompleta di ciò che sta accadendo.
Una ricerca del Reuters Institute sui giornalisti britannici mostra che tra gli utilizzi osservati nelle testate figurano soprattutto attività di elaborazione del linguaggio: trascrizione e sottotitolazione, traduzione e correzione grammaticale/copy-editing. La ricerca rileva inoltre impieghi dell’AI nelle fasi di raccolta delle informazioni, elaborazione e analisi e scrittura o riscrittura giornalistica.
Nel suo rapporto sulle tendenze tecnologiche del giornalismo, il Reuters Institute rilevava inoltre che i publisher consideravano importanti applicazioni dell’AI non solo nella creazione di contenuti, ma anche nella personalizzazione, nelle raccomandazioni, nel newsgathering, nella verifica, nel data journalism e nelle investigazioni.
Il cambiamento più interessante, quindi, riguarda il workflow: l’AI sta diventando uno strumento trasversale che può affiancare il giornalista dalla ricerca iniziale fino alla distribuzione del contenuto.
Il problema resta l’affidabilità
C’è però una regola che nessuna redazione dovrebbe dimenticare: un chatbot non è una fonte.
Le AI generative possono produrre informazioni inesatte, confondere date e persone, utilizzare fonti inappropriate o presentare con sicurezza dati non verificati. Il problema è particolarmente delicato quando l’argomento è una notizia in evoluzione.
Una ricerca internazionale dell’European Broadcasting Union e della BBC, condotta su migliaia di risposte fornite dai principali assistenti AI a domande di attualità, ha rilevato problemi significativi in una parte consistente delle risposte analizzate, soprattutto sul fronte dell’accuratezza e dell’attribuzione delle fonti.
L’AI può quindi accelerare la ricerca, ma la verifica giornalistica rimane responsabilità umana.
Il futuro? Redazioni “AI assisted”, non necessariamente automatizzate
I dati suggeriscono che il futuro immediato non sarà semplicemente quello delle redazioni in cui l’intelligenza artificiale sostituisce il giornalista.
È più probabile un modello AI assisted, nel quale l’automazione elimina o accelera alcune operazioni ripetitive mentre reporter ed editor mantengono responsabilità su verifica, selezione delle fonti, contesto, interviste, interpretazione e pubblicazione.
Il Reuters Institute segnala infatti che il pubblico tende a essere più disponibile verso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale quando questa supporta il lavoro dei giornalisti, piuttosto che quando produce autonomamente le notizie.
ChatGPT, Gemini e Copilot rappresentano quindi qualcosa di più di tre nuovi software: mostrano come stia cambiando il mestiere stesso del giornalista digitale.
La questione centrale non sarà stabilire se utilizzare o meno l’intelligenza artificiale, ma definire dove utilizzarla, con quali regole e con quale livello di supervisione umana.

