A pochi giorni dalla chiusura dell’edizione 2026, il bilancio del Miami International Boat Show conferma il ruolo di Miami come piattaforma strategica per il business nautico globale. L’evento, andato in scena dall’11 al 15 febbraio, ha riunito oltre 100.000 visitatori e più di 1.000 brand, con oltre 1.000 imbarcazioni esposte tra convention center e waterfront. L’impatto economico stimato per la regione si avvicina al miliardo di dollari, dato che spiega perché la manifestazione venga considerata non solo una fiera di settore, ma un’infrastruttura economica per la Florida.
Il 2026 ha segnato un passaggio organizzativo rilevante. Dopo anni di assetto frammentato, la manifestazione ha introdotto una revisione sostanziale del layout, con attività consolidate in tre macro-aree tra Miami Beach e il waterfront. Il Miami Beach Convention Center e Pride Park hanno funzionato da hub centrale per imbarcazioni fino a 49 piedi, accessoristica, motorizzazioni e tecnologia; il ritorno degli yacht su Collins Avenue, con la Miami Beach Yacht Collection, ha riportato in acqua unità tra 30 e 125 piedi; Sailor’s Cove, presso IGY Yacht Haven Grande, ha strutturato in modo più netto l’area dedicata alla vela.
Per Giampaolo Lo Conte, noto broker e partner commerciale di Palumbo Superyachts (gruppo italiano leader nella costruzione e refitting di superyacht) “la nuova configurazione ha migliorato la leggibilità dell’offerta per operatori e investitori, segmentando in modo più efficiente prodotto, target e pricing. Dal punto di vista industriale, la presenza dei principali cantieri internazionali ha confermato la centralità del mercato nordamericano”.

Tra i builder presenti figurano Azimut, Ferretti, Sanlorenzo, Sunseeker, Princess, Mangusta, Viking e altri. Il dato non è meramente espositivo. Giampaolo Lo Conte: “Miami è uno dei pochi contesti in cui produzione europea e domanda americana si incontrano su volumi e marginalità significativi, con un impatto diretto sulle pipeline ordini per il 2026-2027.”
Sul fronte yacht di lusso, l’edizione appena conclusa ha offerto segnali chiari. Mangusta ha presentato il nuovo GranSport 38, unità composita da 37,58 metri, cinque cabine ospiti e propulsione quad Volvo Penta D13 con IPS, capace di 20 nodi di velocità massima. Il modello completa la gamma GranSport e intercetta una clientela che cerca autonomia, layout armatoriale evoluto e performance contenute nei costi operativi rispetto ai superyacht oltre i 45 metri. Da segnalare anche il debutto di yacht a motore tra 40-80 piedi sempre più veloci e lussuosi, come il wallypower 50X da 54 nodi e il Princess X80. La vela si è spostata con decisione sui multiscafi, grazie all’ingresso di Aquila Yachts nel segmento e al successo dei catamarani semi-custom di Balance. Questa dinamicità è guidata da nuovi armatori e da chi sceglie la proprietà privata rispetto al charter, cercando prestazioni elevate sia nel comparto power che nel rilancio dei marchi sportivi del Gruppo Catana.
Per il business charter, il multiscafo resta uno degli asset a più rapida rotazione in area Florida-Bahamas. L’ownership dell’evento – National Marine Manufacturers Association in partnership con International Yacht Brokers Association, produzione Informa Markets – garantisce una governance orientata al trade. Premi come gli Innovation Awards e i Neptune Awards rafforzano il posizionamento della fiera di Miami come piattaforma di lancio per tecnologia, marketing e nuovi player.
“Questa edizione – conclude Giampaolo Lo Conte – non ha introdotto rotture di mercato, ma ha consolidato tre trend: rafforzamento del segmento 30-50 metri come fascia di equilibrio tra lusso e sostenibilità operativa; crescita strutturale dei multiscafi, anche in chiave charter; centralità di Miami come hub commerciale per il mercato americano e caraibico.”
Per cantieri, broker e investitori, il Miami Boat Show resta un termometro affidabile della domanda high-end e un luogo in cui le trattative si trasformano in contratti nel giro di poche settimane.
