L’attrice, reporter ed attivista Lodovica Mairè Rogati ha da poco concluso la scrittura di un nuovo libro dove racconta la sua esperienza di vittima dei mass media malati, ormai da tempo padroni del nostro Paese.
Falsamente accusata dall’ex senatore Matteo Richetti e dal fondatore di Azione Carlo Calenda, così come cristallizzato dal Tribunale di Roma con una chiara archiviazione, nel 2022 la Rogati venne divorata da un linciaggio mediatico senza precedenti.
Il suo nuovo libro, fortemente personale ed introspettivo, racconta per la prima volta tutta la verità di quel preciso e studiato attacco ordito contro di lei da parte di due politici e numerosi giornalisti compiacenti. Lodovica Mairè Rogati svela i retroscena e le falsità di chi, ancora oggi, mente pubblicamente sapendo di aver distrutto la vita di un’innocente, l’ennesima, solo perché priva dello stesso potere in mano alla politica e ai media.
Si tratta di un racconto interiore che affronta le conseguenze umane, relazionali e professionali di un’esposizione pubblica improvvisa e prolungata, voluta dai colpevoli e strumentalizzata dai sudditi della carta stampata.

Nelle sue pagine, però, la Rogati svela anche meccanismi, sotterfugi, menzogne e depistaggi da parte di alti esponenti dello Stato. L’abbiamo contattata per saperne di più e chiedere cosa rappresenti oggi per lei questo tassello nel suo spazio di rielaborazione personale in un momento in cui, nonostante l’esito giudiziario favorevole, le difficoltà non si sono esaurite con la chiusura del procedimento nato dalle bugie di Richetti.
“Purtroppo la conclusione delle indagini, che ha sancito la mia totale estraneità alle accuse che Richetti mi aveva falsamente rivolto, non ha coinciso automaticamente con il ripristino della piena verità, il rispetto della mia onorabilità e la riabilitazione della mia immagine pubblica”, ha commentato Lodovica Mairè Rogati.
“Al contrario, come spesso accade, la permanenza online di articoli e contenuti falsi ha continuato a produrre effetti devastanti sulla mia vita quotidiana, professionale e relazionale.”
Ci sono state porte che si sono chiuse, collaborazioni mancate e, in generale, una persistente difficoltà a scrollarti di dosso una narrazione che non riflette il reale stato dei fatti?
“Certo, ed è probabilmente l’aspetto più difficile da affrontare dopo una chiusura giudiziaria in proprio favore”, ha spiegato la Rogati. “Quando narrazioni non veritiere restano online senza aggiornamenti è ovvio che continuino ad incidere sulla vita di un essere umano, creando una distruzione assoluta che è impossibile da contrastare, anche quando i fatti sono stati chiariti.”
Il libro ricostruisce anche un aspetto meno visibile della vicenda: quello legato alla tutela dei dati personali e al diritto ad un’informazione corretta.
“Dopo l’archiviazione in mio favore ho presentato querele per diffamazione aggravata nei confronti di politici, editori e tutti i soggetti ritenuti responsabili della diffusione di false informazioni contro la mia persona, nonché delle accuse poi risultate infondate. Parallelamente mi sono trovata ad affrontare un problema ricorrente nel sistema dell’informazione italiana: la mancata rettifica o l’assenza di aggiornamento degli articoli da parte delle testate giornalistiche, sebbene sia un loro dovere e, soprattutto, nonostante le numerose e lecite richieste avanzate. Un fatto di una gravità inaudita!
Sono stata, così, costretta a presentare un reclamo al Garante per la Protezione dei Dati Personali per ottenere il diritto alla rettifica e l’attuazione della procedura giudiziaria di deindicizzazione delle notizie sui motori di ricerca.“

“La giustizia ha accolto tutte le mie richieste, eppure ancora oggi vi sono testate giornalistiche ed urlatrici del web che si rifiutano di rispettare la Legge. Motivo per il quale ho iniziato a chiedere il risarcimento del danno a tutti coloro che hanno contribuito a propalare menzogne oscene contro di me.
Nel libro ne parlo dettagliatamente. È giusto cristallizzare gli illeciti e le nefandezze di chi si finge, grottescamente peraltro, paladino e paladina della verità.“
Hai quindi concluso un iter lungo e tecnicamente complesso, che ha richiesto tempo, risorse ed una conoscenza approfondita degli strumenti di tutela previsti dall’Ordinamento e dal Diritto Europeo. Come ti senti oggi?
“È stato un percorso doloroso e molto impegnativo, ma l’ho affrontato con la determinazione che mi contraddistingue. Ha richiesto tempo, competenze specifiche ed una grande tenacia. I diritti esistono, purtroppo non sono immediatamente accessibili a tutti. È stata un’esperienza che mi ha fatto comprendere quanto sia complesso, troppo, per una persona sola orientarsi tra tutela giudiziaria, informazione, e rispetto della privacy e dei propri diritti costituzionali.”
Il libro di Lodovica Mairè Rogati si inserisce in un percorso ben preciso: il tentativo di dare forma narrativa ad un’esperienza che non si è limitata al piano giudiziario, ma che si propone di ripristare la verità su una vicenda che ha visto i carnefici festeggiare pubblicamente sul cadavere della loro vittima.
È la testimonianza dell’esistenza di un rapporto malato tra informazione, sistema giustiziario e diritti umani. Il tentativo di chiudere un capitolo straziante e, al tempo stesso, di rendere pubblica la storia reale degli eventi.
