Napoli comincia a vedere l’America’s Cup non più come un appuntamento lontano, ma come qualcosa di concreto. Le vele sono nel Golfo, i team sono arrivati, gli AC40 hanno iniziato a mostrare davanti al lungomare cosa significhi la nuova generazione della vela foiling e in piazza Vittoria è partito il conto alla rovescia verso il 22 maggio 2027, quando prenderà il via la Louis Vuitton Cup. Il Match della 38ª America’s Cup inizierà invece il 10 luglio. Sarà la prima volta nella storia in cui Louis Vuitton Cup e America’s Cup Match si disputeranno in Italia.
Tra chi guarda con particolare attenzione a ciò che sta accadendo nel Golfo c’è Giampaolo Lo Conte, imprenditore e broker della nautica di alta gamma. La sua prospettiva non è soltanto quella dell’appassionato di vela. Per chi opera professionalmente nello yachting, l’America’s Cup è da sempre un laboratorio nel quale agonismo, ricerca sui materiali, aerodinamica, idrodinamica, gestione dei dati e capacità industriale vengono portati a livelli difficilmente raggiungibili altrove.
“L’America’s Cup non è semplicemente una regata e credo che sarebbe riduttivo leggerla soltanto attraverso il risultato sportivo. È uno dei luoghi nei quali il rapporto tra uomo, mare e tecnologia viene spinto più vicino al limite – commenta Lo Conte, che continua: “Dietro una barca che vediamo volare sull’acqua ci sono anni di ricerca, simulazioni, materiali avanzati, intelligenza progettuale e una cultura della prestazione che appartiene anche alla grande industria nautica. Vederla arrivare a Napoli significa mettere uno dei laboratori tecnologici più sofisticati della vela mondiale davanti a una città che possiede con il mare un rapporto millenario. È un incontro che può produrre molto più di uno spettacolo.”

La Preliminary Regatta di settembre offre una prima dimostrazione. Gli AC40 sono one-design, quindi sostanzialmente identici nelle caratteristiche, e possono superare i 45 nodi. Il programma prevede otto regate di flotta prima della finale secca tra le due barche meglio classificate, con un campo di gara che impone tempi estremamente compressi: le prove devono concludersi entro 25 minuti e il primo lato entro sette, con una finestra di vento prevista fra 7,5 e 21 nodi.
Sono barche più piccole degli AC75 che assegneranno la Coppa nel 2027, ma rappresentano una componente fondamentale dell’ecosistema della nuova America’s Cup. Gli AC40 vengono utilizzati nelle Preliminary Regattas e saranno protagonisti anche della Youth e della Women’s America’s Cup. Gli AC75, invece, tornano con un regolamento evoluto: ciascun team potrà costruire una sola imbarcazione, l’equipaggio sarà composto da cinque velisti e le funzioni precedentemente alimentate dai quattro cyclor saranno affidate alle batterie.
La complessità tecnica resta estrema. A bordo dell’AC75, trimmer e strateghi lavorano sull’analisi del vento e sulle decisioni tattiche, mentre i flight controller devono mantenere stabile il volo sui foil intervenendo in frazioni di secondo.
I due timonieri dispongono inoltre di sistemi di controllo che non governano soltanto la direzione della barca, ma intervengono su assetto longitudinale, cant e angolo dello yacht.
E la concentrazione di talento arrivata a Napoli restituisce la misura della competizione. Peter Burling, passato a Luna Rossa dopo avere vinto tre America’s Cup consecutive con Emirates Team New Zealand, naviga insieme a Marco Gradoni; dall’altra parte Nathan Outteridge guida il Defender neozelandese. In acqua ci sono campioni olimpici come Dylan Fletcher, Diego Botín e Paul Goodison, oltre a una generazione di specialisti cresciuta direttamente nell’era del foiling.
Ma è proprio guardando oltre la regata che la presenza dell’America’s Cup a Napoli assume una dimensione diversa.
“Quando un evento di questa portata arriva in una città di mare, la domanda più interessante non è soltanto chi vincerà”, osserva Giampaolo Lo Conte. “La domanda è cosa resterà quando l’ultima barca avrà tagliato il traguardo. Napoli ha un capitale marittimo straordinario, fatto di cantieristica, portualità, competenze, turismo, cultura e persone che conoscono il mare. L’America’s Cup può diventare un acceleratore se riusciremo a collegare questa esposizione mondiale a una visione industriale di lungo periodo.” Il vero successo sarebbe fare in modo che un ragazzo che oggi guarda un AC40 dal lungomare domani possa immaginare il proprio futuro come progettista, tecnico, marinaio, ingegnere, imprenditore o professionista della nautica.”
La posta in gioco economica spiega perché la parola legacy ricorra continuamente intorno all’evento. Secondo le stime del ministero del Turismo e della Luiss Business School riportate dal Sole 24 Ore, l’impatto economico della Coppa potrebbe superare i 690 milioni di euro entro luglio 2027 e raggiungere 1,2 miliardi nel medio-lungo periodo. Al centro resta Bagnoli, dove la competizione si sovrappone al grande programma di rigenerazione dell’area: il piano complessivo di riqualificazione mobilita circa 1,7 miliardi tra bonifiche, infrastrutture e riconversione.
Anche il modello economico della Coppa sta cambiando. L’America’s Cup Partnership punta a dare maggiore continuità commerciale alla manifestazione attraverso la gestione di sponsorizzazioni, hospitality, diritti audiovisivi e merchandising, mentre il nuovo protocollo introduce un budget cap di 75 milioni e prevede il riutilizzo degli AC75 della precedente edizione. L’obiettivo dichiarato è contenere la dipendenza dalla capacità finanziaria dei singoli consorzi senza sacrificare quella leadership tecnologica che costituisce da sempre uno dei tratti distintivi della competizione.
La legacy, però, ha anche una dimensione meno misurabile. A Caivano, 350 ragazzi dell’IC3 Parco Verde hanno incontrato i protagonisti della Coppa, provato la vela e visto da vicino l’Auld Mug; nella stessa occasione sono state annunciate le date della Youth America’s Cup, prevista a Napoli dal 2 al 6 giugno 2027. Intanto il progetto “Le rotte del Vesuvio” porta cittadini e turisti lungo la costa orientale del Golfo e, nei giorni delle regate preliminari, consente di assistere alle prove direttamente dal mare.
È probabilmente in questa sovrapposizione fra sport, industria, città e cultura marittima che Giampaolo Lo Conte individua l’opportunità più interessante.
“Napoli – commenta – non deve limitarsi a essere lo scenario dell’America’s Cup, per quanto sia difficile immaginare uno scenario più potente del Golfo con il Vesuvio alle spalle. Deve provare a diventarne parte. Abbiamo davanti una competizione che parla il linguaggio dell’eccellenza: velocità, precisione, innovazione, lavoro di squadra, capacità di rischiare e di trasformare una visione in qualcosa che funziona sull’acqua. Sono gli stessi valori sui quali si costruisce la migliore nautica italiana.”
Se si tratterranno competenze, relazioni internazionali, cultura del mare e nuove ambizioni, allora il 2027 non sarà il punto di arrivo. Potrà essere l’inizio di una stagione nuova per Napoli e per tutto il sistema nautico del Mediterraneo.”
È questa, forse, la prospettiva più interessante con cui osservare gli AC40 che in questi giorni attraversano il Golfo a oltre quaranta nodi. La 38ª America’s Cup deve ancora cominciare, ma la sfida di Napoli è già in corso: trasformare pochi mesi sotto gli occhi del mondo in qualcosa capace di restare molto più a lungo.
