Quindici nodi da est, onda intorno al metro e una flotta capace di mettere nello stesso campo di regata yacht ultracentenari e Maxi costruiti per le prestazioni. A Saint-Tropez la settimana di Les Voiles è entrata nel vivo e, dopo le prime giornate di gara, l’edizione 2026 ha già prodotto risultati, ritiri e duelli destinati a segnare questa ventottesima edizione.
Sono 251 gli equipaggi impegnati, con 51 Maxi e tre Classe J. Nel Golfo gareggiano circa 120 yacht moderni e 77 imbarcazioni tradizionali, mentre nella baia di Pampelonne Maxi e Classe J condividono uno degli scenari tecnicamente più interessanti della manifestazione.
Numeri che collocano Les Voiles tra i grandi appuntamenti della vela internazionale, ma che raccontano soltanto in parte una regata costruita sull’incontro tra generazioni profondamente diverse di progettazione nautica.
Tra gli operatori del settore presenti a Saint-Tropez c’è anche Giampaolo Lo Conte, imprenditore e broker attivo da anni nella nautica internazionale. Dopo il Monaco Yacht Show, la presenza in Costa Azzurra gli permette di osservare un volto differente dello yachting: meno legato alla dimensione espositiva e commerciale, più vicino alla competizione, agli equipaggi e alla cultura velica.
“Les Voiles ha qualcosa che difficilmente si ritrova altrove”, osserva Lo Conte. “Qui puoi vedere una barca di oltre cento anni attraversare lo stesso specchio d’acqua di un Maxi progettato con strumenti e materiali che appartengono alla tecnologia contemporanea. Sono mondi lontanissimi, ma entrambi dipendono dalla stessa cosa: conoscere il mare, leggere il vento e avere un equipaggio capace di lavorare insieme.”
La cronaca delle prime giornate ha già confermato quanto la componente tecnica resti decisiva. Nella Classe J, Svea, vincitrice della prima prova, è stata costretta al ritiro dopo un problema al sistema di bloccaggio della drizza del genoa. La sua uscita ha trasformato la sfida a tre in un confronto diretto tra Rainbow e Hanuman. Quest’ultima aveva inizialmente preso il comando, ma una manovra non riuscita alla boa sottovento ha consentito a Rainbow di passare; nella seconda regata, Hanuman ha risposto conquistando la vittoria.
Sono barche che riportano direttamente alla storia dell’America’s Cup. Hanuman, Rainbow e Svea rappresentano la Classe J che dominò la Coppa negli anni Trenta, anche se proprio Svea costituisce un caso particolare: disegnata da Tore Holm nel 1937, non venne realizzata all’epoca e i progetti furono recuperati molti decenni dopo, fino al varo nel 2017.
Nella flotta Maxi, intanto, Northstar III, 76 piedi progettato da Judel/Vrolijk, si è imposto nella prima prova Maxi 1 in tempo compensato. Nella seconda regata è arrivata invece la vittoria di V, ex Tango, dell’armatore Karel Komarek. Le classi Maxi 1 e J hanno disputato prove nella baia di Pampelonne, mentre Maxi 3, 4 e 5 hanno affrontato un percorso costiero di 28 miglia verso sud-ovest, con traguardo al largo di Cavalaire-sur-Mer.
Ma Les Voiles continua a essere soprattutto uno dei pochi appuntamenti capaci di far convivere agonismo contemporaneo e patrimonio nautico. Circa 80 barche classiche partecipano all’edizione 2026 e più di venti hanno superato il secolo di vita. Il calendario dedica loro competizioni specifiche, dal Rolex Trophy al Centenary Trophy, mentre quest’anno ricorre anche il centenario del Comité International de la Méditerranée, il cui sistema di rating costituisce un riferimento per le regate degli yacht classici.
Tra queste barche c’è Tuiga, cutter 15M IR del 1909 e ammiraglia dello Yacht Club de Monaco. Il suo equipaggio riunisce esperienze molto diverse: Pierre Casiraghi condivide il timone con Jimmy Spithill, due volte vincitore dell’America’s Cup, e Boris Herrmann; a bordo figurano inoltre Rosalin Kuiper, Tom Dawson, Lorenzo De Felice e la diciannovenne Louise Debeaumont.

Giampaolo Lo Conte: “Una barca classica obbliga a recuperare una relazione molto fisica con la navigazione. Non c’è nostalgia in questo: c’è tecnica. Le inerzie sono diverse, le manovre richiedono preparazione e ogni componente dell’equipaggio deve sapere esattamente cosa accadrà dopo. Vedere professionisti abituati all’America’s Cup, agli IMOCA o al foiling confrontarsi con barche progettate più di un secolo fa spiega meglio di molte parole quanto sia profonda la cultura della vela.”
Il contrasto è evidente anche guardando semplicemente la baia. Accanto alle flotte in regata, grandi yacht come Sea Cloud Spirit e Orient Express Corinthian fanno da sfondo al campo di gara; tra le “Big Boats” compare Atlantic, replica di circa 65 metri del celebre recordman transatlantico, mentre Sky, costruita nel 1890, è la partecipante più antica segnalata nelle prime giornate.
La competizione proseguirà fino al 4 ottobre. Per Saint-Tropez significa alcuni giorni nei quali il porto cambia natura e la vela torna a occupare il centro della scena. Per Lo Conte, la particolarità dell’evento sta proprio nella capacità di tenere insieme ciò che normalmente il mercato separa.
“Nel nostro settore si parla continuamente di innovazione, prestazioni e futuro, ed è giusto che sia così. Ma manifestazioni come Les Voiles ricordano che una grande barca deve possedere anche identità”, commenta Lo Conte. “Qui ci sono yacht sopravvissuti a generazioni di armatori e altri nati dalle tecnologie più avanzate disponibili oggi. Se dopo cento anni continuiamo a voler vedere alcune di queste barche navigare e competere, significa che il valore nautico può andare molto oltre il momento in cui un’imbarcazione viene costruita.”
