Google AI Mode sta modificando soprattutto il modo in cui si costruisce una ricerca complessa. Invece di obbligare l’utente a tradurre un problema in una successione di parole chiave, permette di formulare richieste articolate, aggiungere condizioni e proseguire con domande successive senza ricominciare ogni volta da zero. A ottobre 2026, questa impostazione rende AI Mode qualcosa di diverso sia dalla ricerca Google tradizionale sia dalle più sintetiche AI Overview.
Una delle funzioni più utili è il cosiddetto “query fan-out”. AI Mode può scomporre una richiesta in diversi sottoargomenti, eseguire più ricerche contemporaneamente e ricomporne i risultati. È particolarmente efficace per domande che normalmente richiederebbero numerose schede del browser. Una ricerca su un viaggio, per esempio, può contenere nello stesso prompt periodo, budget, collegamenti, caratteristiche dell’alloggio e attività desiderate.
Il vantaggio non consiste semplicemente nell’avere una risposta più lunga, ma nel ridurre il lavoro necessario per impostare manualmente tutte le ricerche intermedie.
La ricerca è inoltre diventata realmente multimodale. AI Mode accetta testo, voce, immagini e file, mentre la nuova barra di ricerca presentata nel 2026 estende ulteriormente il concetto consentendo di utilizzare anche video e schede di Chrome come input. Diventa quindi possibile partire da un elemento che non si sa descrivere bene a parole e aggiungere successivamente una richiesta precisa.
Un’altra funzione rilevante è la continuità della conversazione. Le domande successive mantengono il contesto della ricerca precedente e Google ha reso possibile passare da una AI Overview a un dialogo più approfondito in AI Mode. È un cambiamento pratico soprattutto nelle ricerche comparative: invece di ripetere tutti i criteri, si possono restringere progressivamente risultati, condizioni ed eccezioni.
Per le ricerche difficili da svolgere digitando, Search Live aggiunge conversazioni vocali bidirezionali e l’uso della fotocamera. L’utente può mostrare un oggetto o ciò che ha davanti, fare domande a voce e continuare il dialogo mentre sullo schermo rimangono disponibili collegamenti alle fonti web. La conversazione può inoltre continuare in background mentre si utilizza un’altra app.
AI Mode sta andando anche oltre la risposta testuale. Le visualizzazioni interattive possono generare diagrammi, grafici, simulatori e piccoli strumenti nei quali modificare parametri tramite controlli e osservare immediatamente il risultato.
Per problemi quantitativi o concetti che dipendono da più variabili, un modello manipolabile può essere più informativo di una spiegazione statica.
Canvas affronta invece le ricerche che diventano progetti. Consente di conservare, modificare e riprendere nel tempo itinerari, piani, materiali di studio e altri lavori costruiti insieme ad AI Mode. I contenuti vengono salvati automaticamente e possono essere raffinati con nuove richieste. La disponibilità, tuttavia, resta legata a specifici mercati e lingue: la documentazione Google indica attualmente Canvas in inglese negli Stati Uniti.
Rimane infine importante distinguere sintesi e verifica. Google stessa avverte che AI Mode può interpretare erroneamente contenuti o contesto e raccomanda di controllare le informazioni importanti attraverso più fonti. La caratteristica più interessante di AI Mode, quindi, non è eliminare i siti web dalla ricerca, ma rendere più efficiente il percorso che porta dalla domanda iniziale alle fonti, ai confronti e agli approfondimenti necessari.
